L’avvento della fotografia digitale e l’estendersi della fruibilità di questo mezzo, ha segnato non solo un radicale cambiamento nei sistemi di archiviazione delle immagini, ma ha introdotto la possibilità di elaborare nuove metodologie di lavoro.
Per quanto mi riguarda, considero l’uso della fotografia digitale come la costruzione di una memoria del processo creativo, qualcosa che fissa i momenti ed i passaggi significativi della creazione e che può essere rivisitato in qualsiasi momento dall’autore stesso.
L’uso della videoregistrazione invece, oltre ad avere la stessa funzione “storica” rispetto al processo creativo, apre a molteplici altre possibilità da mettere a disposizione dei ragazzi.
C’è chi chiede di essere ripreso durante la creazione di un prodotto artistico, commentandolo e spiegandolo mentre il prodotto nasce, altri chiedono la videocamera per descrivere l’atelier ed il tipo di lavoro che vi si svolge, altri ancora chiedono di poter registrare le proprie impressioni e sensazioni.
Gli alunni sanno che videocamera e fotocamera digitali sono a disposizione e – senza che sia stato necessario fornire particolari istruzioni
o spiegazioni – le usano spontaneamente per scopi del tutto consoni allo spirito dell’atelier.
Forse ispirandosi al mio approccio naturale e disinvolto nei confronti della tecnologia, i ragazzi usano di questi mezzi in modo appropriato, senza compiacimenti.
La vita quotidiana dei bambini e soprattutto degli adolescenti è costellata di strumenti più o meno altamente tecnologici. Computer, connessioni Internet superveloci, lettori DVD, mp3, telefonini con fotocamera, videofonini: sono tutti strumenti e/o gadget che hanno raggiunto una grossa fetta della popolazione giovanile, anche negli strati sociali medio-bassi.
Restarne al di fuori sarebbe un grave errore in termini di comunicazione e della possibilità di incontrare i giovani nel luogo dove abitualmente vivono o almeno sostano a lungo.
Ricordo una domanda che – durante la scuola di formazione in arteterapia – noi studenti eravamo incoraggiati a porci: “dove è il paziente?”
Anche se qui non si sta cercando il paziente e non si sta facendo terapia, l’urgenza di andare all’incontro con le persone con le quali lavoriamo presentandoci nel posto giusto è una fondamentale priorità.
Fotoalbum “L’arte aiuta”
Filmati relativi al progetto “Arte, Strumento per Crescere”
Proposte per una riflessione artistica