
Recuperare, riciclare, riparare… ma non solo.
Anche quando sembra detta l’ultima parola ci si aprono ancora mille possibilità.
Un ottimo esercizio di creatività con profondi risvolti educativi e riparatori è quello di raccogliere i pezzi di creta avanzati e seccati senza aver avuto l’opportunità di diventare un’opera, osservarli,
toccarli e trasformarli in un nuovo prodotto artistico.
Il messaggio qui è particolarmente forte perchè non stiamo parlando di aggiustare un’opera esistente che si è rotta, un oggetto cioè che è stato già lavorato e amato dal suo autore mentre lo creava.
Questi sono gli avanzi di creta, quello che trovo sul tavolo alla fine della mattinata, forme curiose nate per caso e che sembra chiedano solo di essere guardate e rese vive dal nostro sguardo e dalle nostre mani.
Ed ecco nascere conchiglie, montagne, animali, personaggi strani: cose che c’erano già e che non sapevamo vedere fino a pochi attimi prima.
Forse allora possiamo osare e posare lo sguardo anche sulle parti di noi che sembrano essere perdute per sempre, morte, da buttare o – peggio – invisibili.
Aprile 4, 2008 a 2:19 pm
Trovo fantastico questo lavoro del riciclo, io ho iniziato per caso nel 99, rovavo in tuti gli oggetti buttati qualcosa di poetico e giocoso e lo reinvantavo.
Mi piacerebbe confrontarmi con altre persone che hanno la mia stessa passione