Fatto a Mano

Fatto a mano


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Riflessioni sul metodo di conduzione di un atelier creativo nella scuola, dove il “fare a mano” si fonde con l’uso delle nuove tecnologie.

L’idea di “Fatto a mano” ha preso corpo verso la fine del 2006, ma viene da lontano, da prima che la rete del progetto “Arte, Strumento per Crescere” fosse costituita.
Lavorando con i ragazzi mi è spesso capitato di osservare il loro piacere e divertimento nel dipingere con le mani e nel dipingersi le mani stesse.
So di non aver mai suggerito questa modalità di lavoro, ma il fatto che ciò si ripresenti frequentemente e con alunni di tutte le età, mi ha fatto pensare che qualcosa nel mio modo di condurre l’atelier dovesse in qualche modo favorirla.
Non è nel mio stile indurre atteggiamenti regressivi che possano portare ad una più o meno consistente perdita di controllo.
Non cerco di proporre il lavoro artistico travestendolo da “gioco”: il gioco è la creatività stessa.
Non uso tecniche di meditazione, che non conosco e delle quali mi servirei a sproposito.
Quello che succede dunque, deve per forza scaturire dal desiderio sincero dei bambini e dei ragazzi che frequentano l’atelier ed il mio ruolo è quello di permettere che accada in maniera piena e sicura. E ho pensato a Winnicott, al suo descrivere il bambino che impara a giocare da solo in presenza della madre.
Ho chiesto più volte ai ragazzi per quale ragione trovassero così piacevole usare la tempera con le mani, ed ho ricevuto parecchie risposte più che sensate.
La spinta principale, a quanto ho capito, è il desiderio di libertà e l’accettazione di se stessi e del proprio corpo. Mi sono stati descritti il piacere fisico del contatto con il materiale, il poter finalmente sporcarsi senza essere rimproverati, il piacere del gioco, le qualità rilassanti di questo tipo di approccio al materiale.
La cosa che più mi ha colpito è il fatto che spesso mi è capitato di osservare come il materiale stesso diventi il “conduttore” dell’atelier.
Ho osservato bambini con patologie gravi rilassarsi completamente abbandonando le stereotipie, bambini e adulti normalmente molto irrequieti abbandonarsi come ad una ninna nanna, tanto da utilizzare una ninna nanna Sioux (Lakota Lullaby) come “colonna sonora” di alcuni incontri.
La musica scelta si è rivelata adatta ed in sintonia con il lavoro artistico che si stava svolgendo, ciò che ha confermato la mia ipotesi sulle qualità di regressione positiva e “naturale” del lavoro stesso.

1 Risposta a "Fatto a mano"

Gianna, this is a really lovely web site. The colors are soft and the design (+ name) is unique, making the combination quite appealing. Congratulations on this new adventure.
hugs,
Liz

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